Siamo tutti attori non protagonisti

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Siamo tutti attori non protagonisti, credo che sia la cosa più affascinante in fotografia. Qualcuno imponendosi sente di controllare la scena, nel processo di creazione di un immagine percepisce di essere il sommo artefice.

Io invece amo più il ruolo di osservatore, suggerisco ma non dico, invito ma non forzo nulla.
E’ bello rendersi conto che alla fine tutto fila esattamente come ci si aspettava, senza mai averlo detto troppo, spiegato, sottolineato, forzato.

Siamo tutti attori non protagonisti, alla fine non finiamo nemmeno nei nostri lavori o nei nostri progetti, abbiamo un ruolo importante certo, ma invisibile. Il protagonismo non si compra. Non funziona l’autoreferenza così come il proclamarsi autorevole e vi dirò, del protagonismo non so cosa farmene. Se proprio ve la devo dire tutta non credo nemmeno di fare fotografia, quella seria con la F maiuscola.

Per lo più vivo il momento come un privilegio che mi è stato donato. Non abuso, ma con molto rispetto cerco di lavorare senza far troppo rumore, sento, scatto e poi forse vedo.

Ecco, alla fine vedo, alla fine di tutto. Quando con calma il giorno dopo riguardo lo scattato e rivivo visivamente ciò che ho solo sentito durante il set.

E’ sempre un emozione, ed io mi emoziono sempre dopo, a bocce ferme. Quando il tempo non è tiranno, quando non si può più interagire con il presente e cambiare le cose, quando non conta più quello che dico o quello che faccio, ma solo quello che c’è stato.

E’ un filo logico che lega le scene e che mi dice cosa scegliere e cosa no, è già tutto li.

Non sono io a scegliere, la scelta è inevitabile e non potrei fare diversamente. Colgo quella che mi viene suggerita dal momento, dall’atosfer a che si è creata, che abbiamo creato.

 

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